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15 FEBBRAIO 2026: MANIFESTAZIONE CONTRO IL DDL BONGIORNO

2/18/2026

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UDI Modena fa parte del "Laboratorio permanente Consenso scelta libertà", spazio di mobilitazione permanente contro lo scellerato ddl Bongiorno.
Il 15 febbraio 2026 eravamo in piazza insieme alle altre realtà aderenti, forti della nostra storia politica e del nostro attuale impegno.
Facciamo pressione affinché questo ddl non passi così com'è.
Non nel nostro nome!
Intervento di Serena Ballista, presidente UDI Modena
Scegliamo la parola. Sappiamo di cosa parliamo e lo sappiamo

​Le scelte legislative, culturali e simboliche che si stanno producendo negli ultimi anni in Italia incidono direttamente sulla possibilità delle donne di essere credute, tutelate, libere.
La proposta di modifica dell’art. 609bis del Codice penale – a firma della presidente Bongiorno – si colloca pienamente dentro questo quadro: interviene sul concetto di consenso e sul modo in cui viene valutata la violenza sessuale. Il rischio è che le donne tornino a essere costrette a dimostrare di aver resistito, di aver detto no.
Per contribuire a bloccare il DdL Bongiorno nasce consenso_scelta_libertà: un laboratorio permanente, un collettivo ampio e inclusivo, radicato nelle pratiche femministe e aperto al confronto con la società civile. Uno spazio di elaborazione e iniziativa pubblica per rendere visibili gli effetti sociali e materiali delle scelte normative sul consenso e sulla violenza.
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udi incontra sergio mattarella

3/19/2025

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Carissime socie, 

con piacere vi comunichiamo che venerdì 28 marzo alle ore 15.30 una delegazione dell'UDI, insieme a quella del CIF, incontrerà al Quirinale il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Per UDI Modena saranno presenti Serena Ballista e Laura Piretti. 

Sarà possibile seguire l'evento in streaming sul canale YouTube dell'Archivio Storico della Presidenza della Repubblica al seguente link: https://youtube.com/live/39Q9CXI_dUQ?feature=share ​
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PER ALICE NERI

3/19/2025

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Per Alice Neri.
Nuova udienza in cui UDI Modena è costituita parte civile.
"Per ogni donna offesa, siamo tutte parte lesa"
Ci siamo con tutta la nostra passione.
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mai state zitte a castelnuovo

3/19/2025

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Presentazione del fumetto "Mai state zitte. UDI Modena: un racconto politico a fumetti" scritto da Serena Ballista, Caterina Liotti e Laura Piretti, e illustrato da Sara Garagnani, con il sostegno di Fondazione di Modena.
Proiezione del booktrailer di Fabio Fiandrini e discussione.
Un sentito ringraziamento a Daniela Sirotti Mattioli per l'invito presso la magnifica Biblioteca Sepulveda e a Le Donne del Caos per il sostegno e la partecipazione
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8 MARZO 2025

3/8/2025

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Lotto marzo.
I proventi derivanti dalla vendita della mimosa, il nostro fiore politico, servono per consentire all'UDI di continuare la propria lotta. È con queste entrate, e solo queste, che sosteniamo le spese legali per le nostre costituzioni di parte civile nei processi per violenza.

​Mimosa: un fiore politico
La mimosa - proposta dall’Udi - nasce, come ci ricorda Marisa Rodano “per accompagnare i materiali distribuiti alle donne che votavano per la prima volta, alle elezioni amministrative nel marzo 1946. Quell’anno, a Roma, gli alberi di mimosa erano tutti fioriti [...] Sapendo che non è il fiore a determinare le lotte, ma le lotte a determinare il significato del fiore”.


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CIAO CRISTINA

3/6/2025

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Cara Cristina, 
ci hai appena lasciate e già qui, fra le donne dell'UDI, ci manchi. Hai affrontato con coraggio i mesi difficili della malattia che tanto hanno provato anche i tuoi cari e abbiamo ammirato la tua serenità e voglia di superare i momenti più critici. Ci manchi perché il tuo bel sorriso faceva parte delle nostre iniziative. Il tuo darti da fare ci era prezioso, la tua stessa presenza faceva parte della nostra vita all'UDI. Alla tua famiglia vanno le nostre più sentite condoglianze e la certezza, che desideriamo davvero comunicare, che gli anni che hai passato fra noi sono stati belli e indimenticabili per noi e crediamo anche per te. Ciao Cristina. 

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preghiere anti-aborto a modena

3/5/2025

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Siamo molto contente che le istituzioni regionali riconoscano le manifestazioni antiabortiste come "violenza". 
Il fatto però che si ripeta allo sfinimento di non aver poteri "impeditivi" suona inverosimile a fronte di ciò che si reputa una forma di violenza contro le donne. 
Dunque o l'una o l'altra. Lo si decida.
O è violenza e dunque la si vieta davanti all'ospedale.
O è libertà d'espressione.
Del gioco delle tre carte, ci siamo stufate.
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Quando la violenza economica è esercitata dalle istituzioni.

2/26/2025

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Giovanissimi uomini

2/24/2025

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Giovanissimi uomini 
Dalla irreversibilita' di un abominio subito alla irreversibilita' di una consapevolezza acquisita.
Grazie, Giovanni. Cambiamo il mondo.
https://youtube.com/watch?v=sRArlPl8BYg&feature=shared
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Comunicato UDI MODENA

2/18/2025

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NON FU FEMMINICIDIO

Non fu femminicidio. Così si esprime la Corte D’Assise di Bologna allo scopo di escludere le Associazioni femministe UDI, Casa delle Donne, Sos Donna, Mondo Donna e Malala dalla costituzione di parte civile per il processo a Giampiero Gualandri, 63 anni, ex comandante e agente della polizia municipale di Anzola Emilia, che il 16 maggio 2024 freddò con un colpo di pistola in faccia, a distanza ravvicinata, Sonia Stefani, 33 anni, ex dipendente sua sottoposta dello stesso comando, con la quale aveva avuto una relazione.

Che le Associazioni esperte di violenza maschile sulle donne non risultino gradite nei tribunali italici è dimostrato da recenti sentenze analoghe. Clamorosa quella in occasione del processo per il femminicidio di Giulia Cecchettin, dove non è stato riconosciuto il valore politico della presenza delle Associazioni femministe, riducendo un delitto che ha sconvolto l’Italia a fatto meramente privato, salvo poi celebrare il processo a favore di reti televisive.

Ciò che stride soprattutto sono le motivazioni addotte sotto le quali è facile intravvedere un’ostinata alzata di scudi a protezione di quel patriarcato egemone che più volte la Cedu ha bacchettato. Nello specifico, la Corte d’Assise di Bologna così si esprime: Non fu femminicidio perché “commesso per sottrarsi alle insistenze della vittima nel proseguire la relazione, nonostante il disagio e i continui tentativi di lui di porvi fine”. Insomma per la Corte non ci sono gli elementi per ricondurre il fatto alla definizione di femminicidio, “mancando qualsiasi riferimento alla lesione della sfera di autodeterminazione della donna, ad atti di maltrattamento, discriminazione e prevaricazione tipici della violenza di genere”. E da qui ti accorgi quanto l’ignoranza in materia (la tanto lamentata mancanza di formazione dei magistrati) si trasformi in tracotanza, in virtù della posizione di potere. Intanto, appare contraddittorio che in tribunale si discuta di femminicidio o meno dal momento che nell’attuale ordinamento penale non è riconosciuto il reato di femminicidio come fattispecie a sé. L’assassinio di una donna esattamente come quello di un uomo viene punito dall’art. 575 c.p. dove il “chiunque cagiona la morte di un uomo” tradisce la dimensione androcentrica del diritto penale. O vogliamo giocare d’anticipo, eliminando il reato di femminicidio ancor prima di averlo introdotto nel codice penale, sulla scia dell’Argentina che fa marcia indietro dopo 13 anni, considerando l’aggravante del femminicidio una “distorsione del concetto di uguaglianza”?

“La legge è uguale per tutti, ma per alcuni è più uguale degli altri” (George Orwell), sicuramente “delle altre”.

Sembra già delinearsi la strategia di legittimazione del femminicidio di Sonia Stefani, nel ribaltamento dei ruoli vittima-carnefice, secondo una collaudata strategia difensiva. E’ lui, il pover uomo a trovarsi in una situazione di disagio causato dalle insistenze della vittima: verrebbe da dire che il delitto è “umanamente comprensibile” prendendo in prestito una recente sentenza, partorita dalla Corte D’Assise di Modena, relativa al duplice femminicidio di Gabriela Trandafir e della figlia Renata per mano di Salvatore Montefusco, dove l’alta conflittualità e il timore di perdere casa e figlio sembrano giustificare la mattanza. 

Non è lesa l’autodeterminazione della donna se lei è parte attiva nella dinamica relazionale? Se non subisce passivamente le prevaricazioni maschili? Che immagine di donna c’è dietro queste affermazioni, se non lo stereotipo di donna subordinata ai desiderata maschili, mero oggetto cui viene negata soggettività. Perché a un uomo viene riconosciuto il diritto di difendere il proprio “onore” quando viene tradito o lasciato, mentre una donna deve accettare passivamente di essere il giocattolo del momento, passatempo usa e getta, senza dignità e amor proprio? O è l’onore del Corpo che la divisa indossata dall’assassino rappresenta a esigere la lente oscurante del travisamento dei fatti, con tutte le carte truccate che la difesa è pronta a giocare? Ce lo domandiamo.

Una cosa è certa: se si pensa di silenziare le Associazioni, escludendole dalla dinamica processuale, si commette un grosso errore di valutazione. Fuori o dentro le aule di giustizia continueremo la nostra azione di protesta, di denuncia della violenza del singolo uomo e delle istituzioni che la proteggono. E soprattutto nessuno ci potrà impedire di offrire vicinanza e sostegno alle vittime e ai loro familiari. “Per ogni donna offesa siamo tutte parte lesa".

* il testo è stato scritto da Giovanna Ferrari, Coordinamento UDI Modena ​
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