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L'8 MARZO 

Giornata internazionale dei diritti della donna

8 MARZO 
LA MIMOSA PER Sé è UN ATTO POLITICO

La Giornata Internazionale della donna non è una festa, ma un’occasione di lotta per l’ottenimento dei diritti sostanziali delle donne, ancora resi inesigibili da una società di fatto misogina. La Mimosa non è un omaggio floreale, ma il simbolo di questa lotta.

Prendere per sé la Mimosa è un atto politico

La mimosa - proposta dall’Udi - nasce, come ci ricorda Marisa Rodano “per accompagnare i materiali distribuiti alle donne che votavano per la prima volta, alle elezioni amministrative nel marzo 1946. Quell’anno, a Roma, gli alberi di mimosa erano tutti fioriti [...] Fu così che “inventai” la mimosa. [...] Sapendo che non è il fiore a determinare le lotte, ma le lotte a determinare il significato del fiore”.
Estratto dall’intervista presente nell’albo illustrato sul vero significato dell’8 marzo ‘Mimosa in fuga’ di Serena Ballista e Paola Formica (Carthusia, 2021).

La Mimosa originale è quella dell‘UDI
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Acquistare la Mimosa dall‘UDI consente all’Associazione di autofinanziarsi, di tenere aperta una sede e di continuare a mobilitarsi, di generazione in generazione dal 1945, forte di un lavoro senza sosta, e pressoché volontario, contro la negazione alle donne di diritti universali.

8 marzo 2026
la democrazia è femminista

In Italia e nel mondo, le donne continuano a essere molestate, picchiate, torturate, stuprate e uccise per mano di uomini armati dal patriarcato, ideologia millenaria fondata sulla concezione proprietaria della donna, per cui la donna sarebbe degna di rispetto
nella misura in cui resta asservita al potere maschile. Secondo questa logica che ormai ben conosciamo, la violenza contro le donne
rappresenta un meccanismo riparatore di una lesa maestà nei confronti di uomini incapaci di pensarsi fuori da un’idea di mascolinità tossica. Nel corso del tempo la costante delegittimazione, colpevolizzazione e cancellazione, nonché la sistematica discriminazione verso le donne è stata funzionale alla preservazione di un ordine simbolico androcratico che, per non essere messo in discussione, ha dovuto anzitutto passare inosservato, spacciandosi per naturale, dato e immutabile. Ma noi, femministe, lo abbiamo smascherato da tempo ed è la nostra storia a dimostrarlo. Persino la progressiva compromissione del nostro ecosistema e l’intensificazione delle guerre che stanno dilaniando il nostro mondo non sono che le conseguenze a livello macroscopico dello stesso immaginario suicida, fondato su controllo, possesso, dominio e sopraffazione. Le donne, da quando si sono conquistate il diritto di esprimersi su questioni di pubblica rilevanza, attraverso la conquista del voto attivo e passivo, hanno denunciato che
questo modo di vivere non è affatto l’unico possibile e che esiste una strada alternativa, percorribile attuando la Costituzione che le ventuno Madri costituenti, delle quali più della metà dell’UDI, hanno contribuito a redigere. La gravità storica del momento che viviamo, a livello nazionale con il DDL Bongiorno che peggiorerà il sommerso delle violenze sessuali e la colpevolizzazione delle donne nelle aule di tribunale, e a livello internazionale con gli stupri di guerra come arma bellica e l’indebolimento del diritto internazionale a favore dei poteri forti, ci fa sostenere che sostanziare la Costituzione oggi sia ancora un atto rivoluzionario, per le donne e la collettività tutta. Non da ultimo andando a votare al referendum costituzionale sulla Giustizia del 22-23 marzo e votando NO al controllo della magistratura da parte delle forze politiche, tanto più se demagogicamente dipendenti dalla pancia di un paese dai fin troppo frequenti rigurgiti reazionari, come nel caso della sortita di un consigliere comunale di Formigine che ha sostenuto in aula consiliare che il voto alle donne avrebbe disgregato l’unità familiare. Accompagniamo queste considerazioni con un gesto storico che 80 anni fa ha portato le prime cittadine al voto amministrativo nel marzo del 1946: l’offerta della mimosa, il
nostro fiore politico, che ha segnato ogni 8 marzo non come festa, ma come giornata di rivendicazione collettiva e di sostentamento per la nostra associazione. “Non è il fiore a determinare le lotte, ma le lotte a determinare il significato del fiore”, sosteneva Marisa Rodano. Prendere per sé la mimosa è ancora un atto politico. Ė un’adesione a una sfida comune: fuori il patriarcato dalla Storia!

8 marzo 2025
un'idea che fa storia - 80 anni

Ci vuole coraggio e determinazione per tornare in piazza ogni anno e celebrare l’8 marzo: questo appuntamento di lotta in Italia ha l’età dell’UDI, Unione Donne Italiane (dal 2004 Unione Donne in Italia) che compie 80 anni.
L’8 marzo, nato nell’internazionalismo pacifista delle donne, sopravvissuto nella testimonianza clandestina delle antifasciste, rinasce nella libertà conquistata dalle donne che hanno fatto la Resistenza contro il nazifascismo.

Sono le donne che hanno pensato alla mimosa come gesto d’invito a un incontro, a un dialogo, come affermazione della vita contro le macerie e le morti lasciate dalla guerra, per segnare con un simbolo la presenza delle donne nella rinascita civile di giustizia e democrazia.
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Proibita e sequestrata dalle forze dell’ordine come fiore sovversivo negli anni ‘50, conquistata dal mercato per depotenziarne il messaggio di sorellanza tra donne negli anni ‘90, per noi dell’UDI è la staffetta di memoria che ci è cara, simbolo di lotte e conquiste, di parole passate da donna a donna con il gesto mite di un fiore che esplodeva col suo inno di vita sugli alberi di Roma finalmente libera.
Lo ricordiamo in questo 2025 di anniversari con la consapevolezza dell’eredità ricevuta che vogliamo offrire liberamente alle donne che vorranno raccoglierla, proprio come si offre un fiore alle donne che ci sono vicine e alle tante sconosciute che sentiamo vicine perché continuiamo a pensarci donne oltre ogni confine.
Con la mimosa le donne dell’UDI hanno costruito luoghi, sedi, case, occasioni, percorsi, patti invitando a condividere un sogno: la mia coscienza di donna dentro un grande movimento organizzato per cambiare le nostre vite. Sull’incontro tra donne diverse le donne dell’UDI hanno costruito iniziative politiche per cambiare leggi ingiuste, azioni di solidarietà, lotte condivise per il mutamento delle istituzioni e per la libertà che si fonda sull’esercizio della responsabilità di sé e del mondo.La mimosa dei nostri 80 anni è il simbolo di una memoria che non si cristallizza ma rinasce di progetto in progetto, che passa di mano in mano, dei sogni che mantengono radici tenaci in ogni tempesta.
L’8 marzo è un appuntamento di riconoscimento tra donne.
Nel passaggio delle generazioni riconosciamo riconoscenti la lunga trada percorsa, talvolta in poche, talvolta in molte e moltissime, sempre percorsa per la liberazione di tutte, per i diritti di ognuna.
La giornata in cui ricordiamo come quando e con chi 
ci siamo conquistate il diritto di esistere come donne, in ogni luogo e modo, nelle leggi e nell’amore, nelle famiglie e nei lavori, senza modestia e senza arroganza, con determinazione e coraggio, ascoltando il dolore e seminando gioia.
Con i nostri corpi disarmati e disarmanti.
E sempre la mimosa, scelta dalle partigiane, tra le mani alzate a triangolo nel segno del femminismo.


8 MARZO 2024
IL CORAGGIO DELLA PACE PER DISARMARE LA GUERRA


​Il 2024 ci consegna uno scenario globale caratterizzato dalla moltiplicazione dei teatri di conflitto, corsa al riarmo, distruzioni sistemiche, investimenti sempre più ingenti in spese militari. È tempo che la forza delle donne sia spesa, nella ri-costruzione di un discorso democratico, fondato su libertà ed eguaglianza, in Europa e nel nostro paese. Il patrimonio di idee e di esperienze politiche, di vita quotidiana accumulato dalle donne è una ricca eredità di forza, di cultura e di militanza che possiamo investire per ripensare il presente e costruire il futuro. È tempo ed è dirimente. Alle spinte belliciste che attraversano l’orizzonte internazionale, in questo 8 marzo, il coraggio della pace, rivendica la richiesta di un cessate il fuoco a ogni latitudine e a tempo indeterminato. È in questo tormentato passaggio storico e politico che alla volontà di essere protagoniste si unisce la preoccupazione di una nuova marginalizzazione delle donne. In Europa, come in Italia.
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La direttiva della Commissione europea -definita “pietra miliare”- che non prevede la criminalizzazione dello stupro in quanto basato sulla mancanza di consenso, segnala la struttura sistemica del potere e della violenza maschile un pericoloso arretramento rispetto alla Convenzione di Istanbul, ratificata anche dall’Italia. A questo si aggiunge una preoccupante torsione del diritto nel nostro paese, individuale e collettivo: lo smantellamento della sanità pubblica, il desolante stato in cui versa la rete consultoriale, l’attacco alla L. 194, il taglio ai servizi sanitari e sociali, sono segni indicatori di una tendenza alla privatizzazione del diritto costituzionale alla salute.
Dispositivo di disuguaglianze tra persone e territori destinate a esacerbarsi e cristallizzarsi con l’autonomia differenziata, in un paese in cui, già oggi, circa il 7% della popolazione rinuncia a curarsi a causa di problemi economici o per difficoltà di accesso ai servizi. Inoltre, la lotta delle donne esprime con urgenza la necessità di confrontarsi con il tema del lavoro. Un lavoro quasi sempre povero, precario, regolato -in larga misura- da part time involontario, misura concepita per facilitare la conciliazione tra vita e lavoro, e divenuta, invece, strumento di marginalizzazione del lavoro femminile. Ma è dal lavoro, si legge nella nostra Costituzione, che passa anche l’essere cittadine a pieno titolo. Assumere una nuova responsabilità politica passa anche dalla scuola, immaginata come luogo di consapevolezza critica ed emancipazione e trasfigurata, da questo governo, ad ambito di presunto “merito” in cui anche il contrasto alla violenza sulle donne non viene affrontato quale conseguenza di un assetto culturale fondato su principi di dominio e sopraffazione maschili, bensì come riscontro emergenziale nel tempo della cronaca dei quotidiani e dei social. Mai come iIn questo 8 marzo la domanda di senso sociale e politico interroga, nelle sue forme simboliche e in quelle concrete, le rivendicazioni care alle donne che intendono costruire dimensioni di vita più libere e più eque e sostenibili per il mondo intero.
​

Continuiamo il cammino per i diritti, costruiamo un tempo di giustizia e di pace

UDI MODENA

​
www.udimodena.com
[email protected]
​Str. Vaciglio nord, 6 - 41125 Modena
059 21 53 122

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